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L’Italia è un paese che vanta un patrimonio idrico molto vasto e variegato, grazie alla presenza di numerosi fiumi, laghi, bacini e falde acquifere.

L’Italia è prima in classifica per disponibilità di risorse idriche con una media annua di 159,9 miliardi di metri cubi. Importante evidenziare però come questa sia una disponibilità assoluta, mentre la disponibilità reale (comprendente l’acqua effettivamente utilizzabile) risulta intorno ai 60 miliardi. Alla quantità si aggiunge inoltre una qualità elevatissima considerando che l’85% dell’acqua proviene da falde naturalmente protette (contro una media europea del 62%).

Questa ricchezza è stata gestita nel corso degli anni attraverso il Sistema Idrico Integrato (SII), un insieme di infrastrutture, tecnologie, regole e istituzioni che si occupano della raccolta, distribuzione, trattamento e smaltimento delle acque. Sul territorio nazionale ci sono circa 2.200 gestori, di cui quelli a maggioranza pubblica (10%) che gestiscono circa l’85% della popolazione italiana. Tali gestori rispondono agli enti statali, come i ministeri (MASE e MIMS), Arera (l’ente che controlla le tariffe) e le Regioni, e gestiscono una o più fasi del ciclo idrico.

Le fasi sono generalmente divise in :

  • Captazione – Prelievo acqua dai cicli naturali
  • Potabilizzazione – Trattamento acqua per utilizzo civile e industriale
  • Adduzione – Passaggio dai punti di prelievo (acqua potabile) ai serbatoi
  • Distribuzione – Rete acquedottistica per distribuzione al consumatore
  • Fognatura – Raccolta acque reflue di ritorno
  • Depurazione – Eliminazione agenti inquinanti e smaltimento fanghi
  • Riuso – Riutilizzo acque reflue e meteoriche

 

 

Si tratta di un sistema complesso ed estremamente importante, che presenta criticità che pongono seri problemi alla sostenibilità ambientale, economica e sociale del Paese e di conseguenza lo rendono estremamente vulnerabile a situazioni di emergenza idrica come quelle che stiamo affrontando. Rispetto a 20 anni fa, infatti, l’Italia ha a disposizione circa il 20% in meno di risorse idriche, in quanto paese più idrovoro d’Europa.

Le criticità possono essere sintetizzate in:

  1. Pianificazione e gestione del territorio

l’Italia è suddivisa in diversi ambiti territoriali (ATO) e all’interno di essi la regolamentazione prevede che tutte le fasi del ciclo idrico debbano essere svolte da un singolo gestore d’ambito. Tale practice non avviene poichè nella stessa zona sono presenti più entità pubbliche e private in possesso di vecchie concessioni. Questa situazione porta a una notevole diseguaglianza territoriale a livello di efficienza, sia dal punto di vista della singola filiera locale, dove singole ottimizzazioni di fase potrebbero portare a un’inefficacia generale della filiera, che dal punto di vista nazionale, dove si assiste a una mancata condivisione delle best practice in quanto la comunicazione e la collaborazione tra le parti frammentate è estremamente limitata.

 

  1. Inadeguatezza delle infrastrutture

Molte delle infrastrutture idriche italiane sono obsolete, e non sono state adeguatamente manutenute e potenziate nel corso degli anni. Quasi due terzi delle infrastrutture ha più di 30 anni e un quarto supera i 50 anni. Ciò comporta problemi di perdita di acqua lungo i canali di distribuzione, di interruzioni del servizio idrico, di bassa efficienza dei sistemi di depurazione delle acque reflue e di mancata prevenzione delle alluvioni e degli eventi meteorologici estremi. In tal caso la perdita di acqua è notevole, in quanto si stima che il 47% dell’acqua immessa nel sistema di distribuzione venga persa nel processo (contro una media europea del 25%).

 

  1. Governance e investimenti

Il sistema di gestione è particolarmente intricato: si passa da gestori pubblici e privati, all’interno di ambiti frammentati gestiti dalle Regioni che rispondo a due diversi ministeri e all’Arera per quanto riguarda i prezzi, senza contare i consorzi e le industrie idrovore. Tutta questa complessità porta a un allungamento delle tempistiche di realizzazione dei piani di investimenti che è maggiore dell’83% rispetto alle tempistiche preventivate (1.080 vs 590 giorni). Tali investimenti restano comunque limitati: la necessità di risorse economiche è alta e attualmente a 46€/abitante (contro una media europea di 82€/abitante).

 

 

Tali criticità pongono seri problemi alla sostenibilità ambientale, economica e sociale del paese.

La soluzione ottimale potrebbe essere l’istituzione di un confronto tra tutti i principali attori pubblici e privati coordinato da un organo istituzionale super partes.

Questo porterebbe a grandi vantaggi:

  • Maggiore collaborazione a livello nazionale, attraverso incontri, consulenze e attività tra i vari player e i vari ambiti aumentando così il confronto e l’efficienza dell’intera filiera
  • Maggiore attenzione alla pianificazione e alla gestione del territorio con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali nella distribuzione e nella qualità delle risorse idriche, cercando anche di unificare la gestione degli ambiti
  • Un piano di investimenti efficiente che punti alla riqualificazione e all’ammodernamento delle infrastrutture idriche attraverso interventi mirati nei punti più critici della filiera, vista anche la bassa disponibilità economica, coinvolgendo sia i grandi attori che i piccoli privati, per coprire la responsabilità di tutta l’infrastruttura dagli acquedotti fino al rubinetto di casa
  • Maggiore coinvolgimento delle istituzioni promuovendo una governance più trasparente ed efficiente, partecipativa e orientata in primis alla gestione strategica della risorsa a livello nazionale, senza tralasciare gli aspetti ambientali e sociali

Soltanto attraverso un impegno serio e continuo, sia da parte delle istituzioni che della società civile, e attraverso l’applicazione di processi innovativi volti al cambiamento di tutta la filiera sarà possibile garantire una gestione sostenibile delle risorse idriche, nel rispetto dell’ambiente e delle future generazioni.

 

Fonti: Utilitalia, The European House Ambrosetti, 3H Industry Expert Network, Ansa, Repubblica

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