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di Gianfranco Scalabrini

 

Qual è il tuo punto di vista sulla mobilità elettrica?

Ormai i punti di vista sulla mobilità elettrica sono i più disparati e vanno dai supporter più sfegatati, che vedono nella e-mobility la salvezza dell’ecologia, ai grandi oppositori che ritengono la stessa essere la “bufala del secolo”.

La mobilità elettrica è spesso al centro di accese discussioni, oscillando tra la visione utopica di un mondo completamente libero dalle emissioni e gli scetticismi sulla sua effettiva sostenibilità. La realtà, come spesso accade, si situa in una zona grigia, ricca di sfumature e complessità.

Innanzitutto, è cruciale riconoscere che la mobilità elettrica non è una soluzione monolitica, ma un concetto che ingloba una vasta gamma di tecnologie, applicazioni e sfide. Dai veicoli elettrici puri (BEV) agli ibridi plug-in (PHEV), ogni tipo offre un diverso equilibrio tra benefici ambientali e praticità d’uso. Le sfide tecniche, come l’autonomia delle batterie e i tempi di ricarica, sono costantemente affrontate attraverso innovazioni tecnologiche, ma restano fattori critici nella decisione di acquisto dei consumatori.

La mobilità elettrica, più di essere una mera questione di innovazione tecnologica, si rivela come un importante campo di battaglia geopolitico e competitivo a livello internazionale. Ѐ fondamentale notare come il passaggio dalla mobilità tradizionale a quella elettrica stia ridefinendo le dinamiche di potere globale, influenzando non solo il mercato automobilistico, ma anche le politiche produttive dei paesi coinvolti.

Le politiche governative, le infrastrutture di ricarica, e gli incentivi economici variano notevolmente da un paese all’altro, influenzando direttamente l’adozione dei veicoli elettrici.

Inoltre, l’eventuale ascesa dei veicoli elettrici non rappresenta solo un cambiamento nel tipo di veicoli sulle strade, ma anche una significativa trasformazione nel modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita e consumata. Questo cambiamento richiede una pianificazione strategica e investimenti sostanziali nelle infrastrutture energetiche, inclusa la generazione di energia, le reti di distribuzione e le stazioni di ricarica.

Infine, è impossibile ignorare il dibattito socio-economico che circonda l’industria automobilistica elettrica. Da una parte, ci sono grandi opportunità economiche e di innovazione, dall’altra, questioni relative alla sostenibilità principalmente legata al riciclo delle batterie.

 

 

Nelle righe che seguono, si cerca di strutturare gli elementi che permettano al lettore di costruire il proprio punto di vista, relativo a 6 assi fondamentali, per stimolare la riflessione e la risposta ad alcune domande.

 

Dinamiche competitive del business

I componenti necessari alla produzione delle batterie (Litio e metalli rari) sono più o meno concentrati geopoliticamente rispetto ai combustibili fossili? Facilitano la libera competizione o rafforzano gli oligopoli?

 

Efficienza energetica

Il bilancio tra maggiore rendimento dei motori elettrici rispetto ai termici e sovrappeso introdotto (incremento di almeno il 30% del peso della vettura) si chiude in positivo o negativo?

 

Dinamiche di approvvigionamento

Il footprint di generazione a tendere, (come si produrrà l’energia necessaria) incrociato con il fabbisogno delle auto elettriche (quando queste rappresenteranno il 30-40% del parco), quale tecnologia marginale andrà ad incrociare (si potrà soddisfare con le rinnovabili o servirà riaccendere le centrali a carbone)?

 

Impatto ambientale

Lo smaltimento delle batterie (immaginiamo che saranno pari al 20% del parco circolante, qualche milione all’anno in Italia) quale percentuale di riciclo potrà contemplare a tendere (si riciclerà il 90% dei componenti o solo parti specifiche)?

 

Sostenibilità economica

Stante la vita utile delle batterie di circa 7-8 anni (vs una vita utile dell’auto di circa il doppio), quale costo a tendere della batteria (kWh accumulato) dobbiamo immaginare per rendere la mobilità elettrica economicamente sostenibile per gli utenti?

 

Infrastruttura disponibile

Considerando un tempo di permanenza medio alla pompa di benzina di 4,5’ vs un tempo medio alla colonnina di 60’, è credibile immaginare a tendere un numero di colonnine circa 13 volte superiore alle pompe (80 volte superiore al numero delle stazioni di servizio)?

 

Non c’è la verità assoluta, ma solo delle analisi di scenario. Ognuno sulla base delle proprie convinzioni, relativamente a ciascuno di questi 6 assi, può elaborare il proprio punto di vista senza più assorbire passivamente slogan altrui su una tematica così dibattuta.

 

 

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